LEYENDAS del ROCK 2017

LEYENDAS DEL ROCK

9-12 agosto 2017

Polideportivo di Villena (Alicante)

Diciamo che l'inizio non è stato proprio dei migliori: arrivato a Madrid in perfetto orario leggo sui tabelloni che il mio volo per Alicante è cancellato. Voglio morire. Fortunatamente vengo subito riprotetto in maniera 'creativa' dagli impiegati della Compagnia e con un paio di scali, riesco ad arrivare a destinazione. Mentre posteggio la lussuosa Skoda Fabia presa a nolo all'aeroporto di Alicante, sento suonare le note finali di 'We Rock', chiaro segno che oltre agli ANGELUS APATRIDA mi sono perso pure i LAST IN LINE di Vivian Campbell e compagnia. Amen. Steve Harris e BRITISH LION li vedo da distanza siderale in quanto, causa ritardo di cui sopra, non faccio a tempo a consegnare la liberatoria richiesta dal management del gruppo per poter fare foto. Ne approfitto allora per salutare i tanti e cari amici metallici spagnoli con i quali ogni anno mi do appuntamento. Il meteo non è granchè rassicurante: sopra di noi un cielo minaccioso e un densissimo strato di nuvole grige non lascia presagire nulla di buono. Fortunatamente Thor, dio del tuono, oggi è clemente e ci risparmia, probabilmente per lasciarci gustare appieno lo show dei suoi pupilli AMON AMARTH, headliner della prima giornata, attesi on stage per le ventidue.

Il pubblico è numerosissimo (oggi siamo in 20.000) e nonostante gli ampi spazi ci si muove a fatica ma, grazie all'agognato pass riesco a raggiungere il mio posto in prima fila. L'inizio è bestiale e 'Pursuit Of Vikings' riesce a far scatenare anche la mia gentil consorte Marinella, non particolarmente avvezza a tali sonorità. La scenografia è molto curata e suggestiva: due grandissime polene a forma di muso di drago e tante luci sulla tonalità del rosso, fiamme e sbuffi di fumo.Un'ora emmezza intensissima che si conclude con la poderosa 'Twilight Of The Thunder God'. Grandissimi, voto 10. Cambia completamente l'atmosfera con i MEDINA AZAHARA storico gruppo andaluso che suona un hard rock dalle forti influenza arabeggianti. Oltre alla particolarità del sound, li apprezzo molto per la bravura dei musicisti: mitica e inconfondibile la voce di Manuel Martinez così come riconoscibile il tocco melodico di Paco Ventura, grande fan Ritchie Blackmore, tanto per intendersi. Repertorio classico, con pezzi come 'Cordoba', 'Velocidad' o 'Paseando Por La Mezquita' praticamente ignorati dalle nostre parti, conosciuti e amatissimi anche dai sassi in terra iberica. Una banda musicale e un lunghissimo corteo di personaggi bizzarri (orchi, elfi, giganti-trampolieri...) preannuncia lo show di un altro gruppo spagnolo, più recente dei Medina ma ugualmente apprezzato sono i SAUROM fautori di un metal folk-medievale tematiche fantasy/Tolkieniane. Scenografia e coreografia molto suggestiva con sempre grande abbondanza di fuochi, comparse che si avvicendano sul palco e immagini che scorrono sui mega schermi alle loro spalle. Non sono famosi come i loro conterranei Mago de Oz ma hanno pezzi altrettanto trascinanti che dal vivo suonano alla grande come 'El Carnaval Del Diablo', o 'Cambia El Mundo'...Mi dicono gli amici che chiudono con, 'La Taberna', pezzo classico che avrei ascoltato più che volentieri ma sono le due del mattino e considerando che sono in piedi dalle cinque meno un quarto decido di dirigermi al materasso.

Come impone la tradizione, per non arrivare al festival impreparati, birra e paella abbondante per tutti dopodiché si può partire con il death melodico degli svedesi INSOMNIUN. E' un genere che richiederebbe un'atmosfera meno 'solare' ma riescono comunque a farsi apprezzare. Fin troppo solari e scanzonati invece gli ALESTORM che personalmente trovo eccessivamente leggeri a partire dalla scenografia: un fondale coloratissimo e pacchiano dove spiccano due banane giganti sbucciate dalle quali fanno capolino due papere (?!). Eppure hanno un seguito molto numeroso e fedele che, come tutte le volte che mi è capitato di vederli dal vivo, li sostiene rumorosamente. Bowes, voce e tastiera a tracolla, è un bravo frontman capace di coinvolgere la sua ciurma di fedeli fans ma per quanto mi riguarda la loro musica non riesce proprio ad appassionarmi. I RAGE invece sono proprio tutta un'altra cosa. Li amo e li seguo da sempre e, con qualunque formazione, non mi hanno mai deluso. Naturalmente anche oggi danno il meglio e la formazione che vede, oltre a Peavy, il greco Maniatopoulos alla batteria e il venezuelano Marcos Rodriguez alla chitarra, è ormai più che rodata e affiatata. Non hanno a disposizione molto tempo e partono subito con 'Don't Fear The Winter'. Del nuovo album riescono a inserire solo l'ottima 'Blackened Karma' per poi sfruttare al meglio il tempo a disposizione con i loro grandi classici di sempre. Peavy è sempre simpatico e granitico e Rodriguez sempre sorridente e in vena di scherzare; il fatto poi di essere di madrelingua ispanica lo aiuta sicuramente a coinvolgere ulteriormente il pubblico. Come sempre, si chiude in bellezza con 'Higher Than The Sky'. Gli EPICA non mi dispiacciono ma nemmeno mi entusiasmano, quindi, scattate giusto un paio di foto alla rossa chioma di Simone, ne approfitto per eseguire uno scrupoloso controllo di qualità presso il banco delle birre alla spina. Grandissima band i BLIND GUARDIAN anche se dal vivo mi lasciano sempre un po' di amaro in bocca. Non certo per quanto riguarda tecnica ed esecuzione dei brani, praticamente perfetti, quanto per la mancanza totale di scenografia e la presenza scenica sempre un po' miserina...Ovvio che quel che conta è la musica però in un concerto dal vivo anche l'occhio vuole la sua parte e qualche colore, struttura o qualche invenzione scenica renderebbe l'esperienza più appagante. Pazienza, mi accontento (ed è comunque un bell'accontentarsi) dell'ottimo setlist che vede eseguire quasi per intero 'Imaginations From The Other Side' e della splendida forma e bravura di tutti i musicisti Kursch e Olbrich sopra a tutti. Tutta la platea a cantare in coro 'Valhalla' per accomiatarsi come si deve dai bardi di Krefeld. Gli ARCH ENEMY sono una band che ho scoperto abbastanza recentemente e che ho imparato ad apprezzare non solo per l'avvenenza e la bravura della leggiadra e al tempo stesso truce Alissa White-Gluz ma soprattutto per le melodie ed i riff potenti e quadrati di Amott e Loomis. Setlist incentrato sull'ultimo "War Eternal" ('Stolen Life', 'War Eternal', 'You Will Know My Name'...) con qualche incursione nella discografia delle origini ('Fields Of Desolation', 'Ravenous'...). Ottimo show, tra i migliori del festival. Mi trasferisco in fretta e furia nel palco secondario (denominato Mark Reale-Riot Stage) per vedere, prima di andare a dormire, un gruppo che andrebbe premiato non solo per la coerenza ma anche per la costanza dimostrata nell'arco dei più di quarant'anni di carriera. Sto parlando dei RAVEN dei mitici fratelli Gallagher (sì, ma mica quelli viziati degli Oasis...). Nonostante la non più tenera età sembrano due ragazzini: suonano e si sbattono sul palco con un'energia pazzesca. Pezzi storici, non geniali ma pieni di vigore e potenza come 'Break The Chain', 'Hell Patrol', 'All For One'...Luci e suoni perfetti, show davvero coinvolgente. Per oggi va bene così, si va a nanna.

Venerdì aperitivo e paella veloci perchè non voglio perdermi i PRIMAL FEAR. Li adoro e adoro il fatto che per definire la loro musica è sufficiente dire heavy metal senza aggiungere ulteriori definizioni, generi, sottogeneri...puro, duro e sano heavy metal. Il muscoloso Ralph ha sempre una voce pazzesca e tiene il palco con grande autorevolezza. La band, granitica, lo sostiene alla stragrande e con il nostro Francesco Jovino alla batteria si viaggia che è un piacere. Cinquanta minuti intensissimi con Sheepers che spara uno dietro l'altro pezzi del calibro di 'Angel In Black', 'Nuclear Fire', 'The End Is Near', per concludere con l'inno 'Metal Is Forever'. Sempre grandi. Mi trasferisco al palco secondario dove suonano i compatrioti ELVENKING. L'area concerti è strapiena di gente e i Nostri ricevono un'accoglienza caldissima. Damnagoras e compagni ce la mettono tutta e il pubblico, che da queste parti apprezza particolarmente il folk metal, risponde con una partecipazione davvero straripante. Successone. Torno al main stage per vedere almeno l'inizio dello show degli AMARANTHE, e confesso che il mio interesse è più legato allo scatto di qualche foto alla fotogenica Elize Ryd che alla proposta musicale degli svedesi, troppo po e sintetici per i miei gusti. Quindi, dietro front e si torna allo scenario B per assistere al concerto di un altro gruppo folk particolarmente interessante, gli ARKONA. Ottima musica e buona la presenza scenica dei russi, vestiti con grezzi abiti in stile medievale. Così come per gli Elvenking, la gente che assiste allo show è numerosissima e partecipe. Li vedo per la prima volta e mi colpisce in particolar modo l'energia che sprigiona la bionda e aggressiva cantante. Una birretta fresca e si torna al mainstage dove stanno per iniziare gli OVERKILL. Partono violenti come sempre con 'Mean, Green, Killing Machine' dall'ultimo "The Grinding Wheel". Il tempo passa ma loro mica si ammorbidiscono anzi sono sempre più incazzati. Un vero piacere ascoltare la voce acida e ruvida di Bobby Blitz, il solito fascio di nervi e muscoli, mentre urla e incita la gente a cantare e a pogare su pezzi anthemici come 'Rotten To The Core', 'Elimination' o l'immancabile e conclusiva 'Fuck You'. Un'altra band che oggi non voglio perdermi sono gli immensi UFO. Vinnie Moore lo conosco bene e so che da lui non ci si può che aspettare che la solita strepitosa esibizione, e così è. Sono però curioso di verificare se Phil Mogg, nonostante abbia ormai superato le settanta primavere, è ancora in grado di tenere la scena...e, cribbio se lo è! Magrino e segaligno, con magliettina nera aderente, bretelle e cappello da british gentleman è un vero fenomeno. Non ha perso un briciolo della sua voce calda e canta con un feeling e una passione inarrivabili i classici immortali che hanno fatto la storia del rock, vedi 'Lights Out', 'Only You Can Rock Me', 'Rock Bottom'. E poi c'è pure un altro pezzo di storia, Mr Paul Raymond che alterna tastiere a chitarra elettrica. Fenomenali, concerto da pelle d'oca. Sicuramente non così seminali nè geniali del quintetto inglese ma comunque sempre coerenti e leali gli svedesi HAMMERFALL. Coerenza che li ha sempre premiati facendo in modo di non essere abbandonati dai propri fan nemmeno nei periodi in cui la loro creatività aveva toccato i minimi storici.

Dal vivo Cans e Dronjak (con la sua tamarrissima chitarra-martello) sono delle vecchie volpi e sanno sempre come tirare dentro il pubblico. Grandi pezzi poi ne hanno davvero tanti e in un'esibizione di un'oretta abbondante hanno solo l'imbarazzo della scelta. Onestamente avrei puntato maggiormente sui primissimi album ma va bene anche così e comunque con 'The Dragon Lies Bleeding' mi rendono felice. E' quasi' il momento degli headliner, i MEGADETH e me ne accorgo in quanto il backstage si svuota repentinamente e un paio di grossi suv si piazzano a mò di barricata di fronte al camerino di Mustaine affinchè il principino non venga infastidito...va bè, lo conosciamo, niente di nuovo. L'inizio è di quelli davvero col botto: tutti concentrati e tiratissimi partono con la micidiale 'Hangar 18' e poi 'The Treat Is Real' dall'ultimo "Dystopia"...che botta. Mustaine, baffetti e camicia nera, come sempre non è particolarmente mobile né comunicativo quindi allo show ci devono pensare il fido Ellefson e il funambolico e bravissimo Kiko Loureiro: credo che Mustaine non avrebbe potuto trovare miglior 'vice'. Loureiro davvero un fenomeno, tecnicamente impeccabile e con uno stile personale, originale e pieno di calore. Pubblico in delirio e setlist fenomenale con prevalenza di pezzi tratti da "Dystopia" e "Rust In Peace". Tutti in coro ad accompagnare il ritornello di 'Peace Sells' e finalone affidato a 'Holy Wars...The Punishment Due'. Ultimo gruppo della giornata, almeno per quanto mi riguarda, sono gli spagnoli WARCRY. In Spagna e America Latina hanno un seguito enorme e si può dire che siano un'istituzione anche per quanto riguarda il Leyendas del Rock un quanto unica band ad aver suonato in tutte le dodici edizioni. Non facile suonare alle 23.30 dopo i Megadeth ma proprio grazie al fedele pubblico che li segue ovunque riescono a mantenere la platea viva e numerosissima. Sempre curata la scenografia, luci, fuochi ed esplosioni e sempre bravi e professionali tutti e cinque gli asturiani. Victor Garcia, leader e cantante del gruppo oltre ad avere una gran voce è un vero trascinatore e il suo pubblico, estasiato, non lo molla un istante. Come prevedibile il repertorio, apprezzatissimo da tutti, è decisamente incentrato sul nuovo album "Donde El Silencio Se Rompiò". Ottimo show, ottimo finale di giornata.

Inizio scoppiettante con i bravissimi ECLIPSE già visti almeno un paio di volte dal vivo e che sempre apprezzo per la loro freschezza e il loro contagioso entusiasmo. Ottima voce e grande frontman Martensson, più pacato ma fondamentale il chitarrista Henriksson bravo sia come ritmico che solista. Si parte con l'acceleratore a tavoletta con 'Vertigo' e si prosegue con la altrettanto trascinante a melodica 'Bleed & Scream'. Ottimo show senza alcun calo di tensione. Con i TANKARD si cambia musica. Scordiamoci le briose melodie degli svedesi e godiamoci del sano, duro, veloce e grezzo thrash come solo quelle quattro sagome di Francoforte sanno fare. Non hanno mai composto capolavori assoluti né hanno mai eguagliato la fama di band loro coetanee e conterranee ma la loro coerenza li ha portati ad avere un loro fedelissimo seguito che poga nelle prime file! Gerre col suo panzone e la sua aria paciosa fà da mattatore ed è un vero spasso sentirlo gridare 'Zombie Attack, Zombie Attack' mentre si muove caoticamente sul palco. Alle spalle una band solida, compatta e davvero troppo simpatica; danno proprio l'idea di essere gli amici di sempre con i quali passare un'allegra serata in birreria. Si chiude con la devastante doppietta 'A Girl Called Cerveza/Empty Tankard'. Adorabili. Nonostante certi suoni e certi arrangiamenti a volte troppo moderni i BATTLE BEAST mi piacciono. Credo che riescano a unire la tradizione del metal con qualcosa di abbastanza moderno, a volte un po' sintetico, ma senza mai snaturare lo spirito della nostra musica. E poi la voce di Nora Louhimo è davvero fenomenale, altissima, aggressiva, tagliente. Ottima la band e buoni i pezzi sempre caratterizzati da bellissime melodie ('Straight To The Heart', 'Let It Roar', 'King For A Day') e soli di chitarra di buon gusto. Avrei fatto volentieri a meno della ballad 'Far From Heaven' ma de gustibus...Trascinati dall'esuberanza della cantante sul palco si muovono molto bene e danno vita ad uno show appassionato e appassionante. Heavy metal molto più tradizionale quello degli spagnoli SARATOGA. Dopo una fase durata circa cinque anni che vedeva in formazione Tony Hernando e Andy C. (attualmente nei Lords Of Black), sono rientrati a fianco di Niko del Hierro e Tete Novoa, Dani Perez alla batteria il chitarrista Jero Ramiro, fondatore insieme a Del Hierro del gruppo. Gruppo dalla fortissima personalità dove ogni membro è dotato di una tecnica eccellente. Niko del Hierro è un ottimo bassista e, soprattutto nelle pose plastiche, ricorda non poco il maestro Steve Harris. Ramiro chitarrista meno scenico ma altrettanto incisivo e virtuoso macina riff su riff mentre Tete Novoa, palestrato cantante, non finisce di stupire per la potenza e l'estensione esagerata della voce.Suonano qualcosa dell'ultimo album ('Mi Venganza', 'Morir En El Bien, Vivir En El Mal') dando comunque anche parecchio spazio a pezzi più datati della loro più che ventennale carriera ('Maldito Corazon', 'Vientos de Guerra', 'Perro Traidor'). E' l'ora di uno dei miei personali momenti più attesi di tutto il festival: classe immensa, melodie inarrivabili e una voce calda e inconfondibile. Sto parlando di Bob Catley e dei suoi MAGNUM. Band che non si vede tanto in giro dalle nostre parti e che va vista almeno una volta nella vita. Show elegantissimo con canzoni davvero toccanti. SI inzia con 'Soldier Of The Line' per seguire con la stupenda 'On A Storyteller's Night' e, dallo stesso album ci godiamo anche 'How Far Jerusalem'. Clima decisamente più rilassato rispetto al metallo ascoltato sino ad ora e pubblico molto attento e incantato dalla voce di Catley e dalle melodie di Tony Clarkin bravo chitarrista e ispiratissimo compositore. Grandissimo show anche quello offerto dai RHAPSODY (orgoglio italiano) che grazie a questo reunion tour ci danno la possibiltà di rivedere insieme Luca Turilli e Fabio Lione e ascoltare dal vivo i capolavori della loro migòiore discografia. Setlist buona ma non perfetta per i miei gusti in quanto privilegia il bellissimo "Symphony Of Enchanted Lands" ma trascura il vero capolavoro dell band, "Legendary Tales" dal quale estraggono solamente 'Land Of Immortals'. In ogni caso show praticamente perfetto con Turilli in splendida forma e gasatissimo e Lione con una voce da paura che accena l'ormai classica (e francamente un pò abusata) 'nessun Dorma lasciando il pubblico basito. Applauditissimi dal pubblico spagnolo che li ama alla follia. Non è particolarmente difficile indovinare a ti tocchi suonare quando le luci del palco illuminano il cannone di un carro armato. Sono naturalmente i SABATON, tanto legati a un'immagine e a tematiche marziali e 'guerrafondaie' quanto cordiali e gioviali di persona. In studio non li trovo brillantissimi ma dal vivo sono irresistibili. Joakim Broden poi, con il suo immancabile gilerino con toppe metalliche è un trascinatore di folle davvero bravo. E in ogni caso sono un'ottima band, compatta e affiatata e il pubblico impazzisce, saltando e cantando ogni pezzo. Naturalmente, viste le tematiche di cui sopra, esplosioni, fuochi e fiamme si sprecano e un costante aroma di polvere da sparo aleggia nell'aria. Show davvero coinvolgente che come da copione inizia con 'Ghost Division' e si chiude con 'To Hell And Back'. Non geniali ma entusiasmanti. E' l'una di notte e ci siamo quasi...Ora toccherebbe ai BLOODBATH gruppo svedese dove milita Nick Holmes alla voce ma, causa ritardo aereo, slittano in scaletta e chiuderanno il festival suonando alle 03.30. Sempre e comunque disposti a tutto per la riuscita del festival e sempre pronti a qualsiasi evenienza ecco dunque salire sul palco i LUJURIA, storica band spagnola capitanata dal mitico Oscar Sancho cantante dalla voce al vetriolo e frontman di consumata esperienza. Lui è un po' l'anima del Leyendas del Rock e sin dalla prima edizione si è adoperato insieme all'organizzazione affinchè il festival 'crescesse e si moltiplicasse'. Direi che ci sono riusciti! Con il fedele Chepas alla chitarra e alla bottiglia (rigorosamente Jack Daniel's) ci assaltano con i loro cavalli di battaglia quali 'Corazond De Heavy Metal', 'Estrella Del Porno', 'La Costilla de Adan'...Come l'anno scorso danno spazio ad una giovane band (quest'anno tocca ai Thytbreath) dandogli la possibilità di eseguire un pezzo durante il loro show. Bravi, casinari e divertenti come sempre! E infine, alle 02.20 mi piacerebbe tanto vedermi per intero lo show dei TIERRA SANTA ma il fisico non tiene più e riesco a soltanto a godermi la splendida 'Alas De Fuego'.

Per non tediare il lettore ho fatto una breve sintesi degli show ai quali (non avendo il dono dell'ubiquità) sono riuscito ad assistere: purtroppo come facilmente immaginabile ho dovuto tralasciarne di molto interessanti (Mike Tramp, Diamond Head, Avalanch, Silver Fist...). Peccato, l'anno prossimo mi faccio in due.

Festival che anno dopo anno migliora, si ingrandisce ed attira sempre più pubblico da ogni parte del mondo e i numeri parlano chiaro: 22.000 presenze il mercoledì, 16.000 giovedì, 19.000 venerdì, 17.000 sabato! Per l'anno prossimo già annunciate le date, 08-12 agosto, e i primi nomi, tra i quali NIGHTWISH, WARLOK, SONATA ARCTICA, TURISAS, AMORPHIS, SEPULTURA, WATAIN, TANK, SCAR SYMMETRY, PICTURE...

Pubblicato in versione ridotta sulla rivista ROCKHARD ITALY

Pubblicato sul sito HEAVYMETALWEBZINE


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