Leyendas del Rock 2010

Leyendas del Rock V

12, 13, 14 AUG 2010

Pinada de San Blas - San Javier

Giovedì 12 agosto 2010

Figuriamoci se nel weekend di Ferragosto mi lascio scappare la quinta edizione del Festival Leyendas del Rock!!! Come l’anno scorso teatro dell’evento e’ il mar Menor, amena e rinomata zona balneare spagnola a meta’ strada tra Murcia ed Alicante. Marcos Rubio, leggendario organizzatore, e’ riuscito, dopo le ristrettezze economiche dell’anno scorso, a riportare il Festival alla sua durata originale ovvero 3 giorni pieni, di cui il primo con ingresso gratuito!

Il compito di inaugurare il Leyendas 2010 spetta ai giovani OKER, seguiti dai solidi e smaliziati STEEL HORSE, tra i pochissimi gruppi iberici a non cantare in lingua madre. Il loro metal tradizionalissimo, di classico stampo ottantiano, fà partire il primo serio headbanging. Durante l’esibizione qualche problema di sovraccarico di energia fà ripetutamente saltare l’impianto di amplificazione ma nessuno si perde d’animo e nel giro di pochissimo tutti i guai sono risolti.

Metal classico e quadrato e’ anche quello dei madrileni BARBARROJA. Hanno gia due album alle spalle e cominciano ad avere un discreto seguito in patria anche se a mio avviso mancano un po’ di mordente. Canzoni come l’omonima Barbarroja o Hasta Nunca dal vivo hanno comunque un buon tiro cosi’ come la versione di Whole Lotta Rosie di Angus e soci, nonostante una pronuncia anglosassone non proprio ineccepibile…

I LEYENDA nonostante la giovane eta’ sono in giro gia dal ’95 e hanno alle spalle gia’ tre album; classica formazione a quattro che propone un buon heavy power melodico. Sotto il palco la gente comincia ad essere numerosa e molti sono quelli che accompagnano i quattro madrileni cantando e “coreando” i pezzi piu’ d’impatto come Horizontes e Desierto de Hielo. Gruppo davvero convincente. Sono quasi le sette di pomeriggio ed e’ il momento dei NIOBETH: buone orchestrazioni e voce lirica femminile molto in stile Tarja. Nel loro genere penso siano molto bravi, peccato pero’ che non sia il mio genere e con Sandro, compagno di merende di questa trasferta spagnola, ci dirigiamo verso le numerose e coloratissime bancarelle di abbigliamento, gadgets, vinili e cd (pochi purtroppo) nonche’ i chioschi di salscicce, carne alla brace, roba unta e appetitosa, paella (poteva forse mancare?). Solo non si trovano i succhi di frutta al mango, e quindi, nostro malgrado, ci dovremo accontentare della più tradizionale e consona cerveza!!! Torniamo sotto il palco per goderci la piacevole esibizione del gruppo RAINBOW IN THE BLACK, tributo piu’ che dovuto all’immenso Ronnie James Dio. Con i LONE STAR REVISITED si torna indietro nel tempo di almeno una trentina d’anni! Si tratta di un gruppo di “giovani sessantenni” pioneri del Rock Progressivo spagnolo nei primi anni settanta. Si ascoltano volentieri anche se il contesto non è dei più idonei. Cambio totale di atmosfera quando Jero Ramiro, fondatore e mente dei Saratoga fino al 2005, imbraccia la sua Gibson Les Paul nera al comando della sua nuova creatura, i SANTELMO. All’attivo un solo album, omonimo, che potrebbe essere un ottimo inizio per avvicinarsi al Metal iberico. Potente e compatto, ottimi assoli di chitarra e ottime melodie interpretate dalla voce aggressiva dal bravissimo Manuel Escudero. Nell’ora a disposizione oltre a suonare quasi per intero il loro album di debutto riescono a trovare spazio anche due cover mica da ridere quali Rainbow in The Dark (sempre del grande Dio) e Burn. Show apprezzatissimo sia dal pubblico che dal sottoscritto. Cominciano a calare le tenebre quando è il turno degli EVO, gruppo di Barcellona della primissima ondata Metal degli anni 80. Della formazione originale resta solo il cantante Stimula, che tiene molto bene il palco e sà coinvolgere il pubblico a dovere. Vengono proposti quasi tutti i cavalli di battaglia del gruppo, Rock and Roll Barcelona, Animal de Ciudad, Piso el Gas…apprezzati e cantati a gran voce principalmente dagli “over trenta”. Molto apprezzati invece dagli “over anta” i THE STORM, gruppo formatosi negli anni settanta e definiti dalla stampa musicale i Deep Purple spagnoli per le loro evidenti influenze. Un po’ datati ma sicuramente di classe. Ad ogni edizione del Festival Leyendas del Rock, gli headliner della prima serata non possono che essere i MEDINA AZAHARA. Maestri assoluti del Rock Andaluso, hanno un grandissimo seguito in Spagna. Sono molto particolari in quanto coniugano perfettamente la musica Hard Rock con suoni e melodie arabeggianti. Particolarissima anche la voce del cantante-leader Manuel Martinez nonchè la sua folta e bionda capigliatura abbondantemente cotonata. Piacciono praticamente a tutti, dai metallari piu’ intransigenti, agli amanti del melodico, dalle famigliole con prole alle casalinghe in libera uscita, insomma un gruppo formato da grandi musicisti con un pubblico assolutamente omogeneo. Paseando por la Mezquita, Velocidad e l’immancabile Cordoba chiudono un appassionante show. In genere, non nutro grande simpatia per le tribute band, ma gli ExKISSitos (“gli squisiti” in spagnolo), tributo ai Kiss, ero assolutamente deciso a gustarmeli. Sono veramente bravi, bello spettacolo, luci e canzoni riprodotte con estrema fedeltà, ma il pezzo forte e’ l’immagine: non che il trucco non sia ben fatto, ma gli approssimativi abiti di scena e il fisico (Ace e Peter Criss sembrano rispettivamente Stanlio e Ollio) li rendono davvero imperdibili. Comunque bravi, davvero. Si sono fatte le due emmezza di mattina, recuperiamo Daniela (terza compagnia di merende) e si và, i NUDO, ultimo gruppo in scaletta, ce li vedremo l’anno prossimo…

Venerdì 13 agosto 2010

Apertura cancelli alle 14.00 e si parte con in CUATRO GATOS gruppo di Madrid veramente tosto. Power metal veloce, melodico e splendidamente suonato; grandi melodie sottolineate da un sempre buon (e poco invadente) lavoro di tastiere e di doppia voce, maschile e femminile. Gruppo di buon livello, nei cinquanta minuti a loro disposizione hanno dimostrato di avere stoffa da vendere. Assolutamente promossi. Si sono fatte le 15 e 10 e qualche nuvoletta, quatta quatta, si piazza davanti al sole…Di solito da queste parti, a quest’ora del pomeriggio, si corrono rischi di insolazione o disidratazione; non oggi però dato che le nuvole e una leggera brezza allietano fisico e spirito. Con questo clima ideale parte lo show di un altro gruppo molto amato in Spagna, i BEETHOVEN R. I dagli anni ’80 e suonano un Heavy Rock molto fisico che dal vivo rende alla grande. Provengono da varie esperienze e tutti e cinque sono in giro dagli anni ’80. Dal vivo offrono sempre un’ottimo spettacolo; la Flying V di Jose Luis Saiz e il basso di Juan carlos Adeva, si incrociano spesso a far da cornice all’allegro ed energetico cantante Ivan Urbistondo. Gli olandesi Picture danno forfait e vengono prontamente sostituiti (e che sostituzione!) dai grandissimi AGELUS APATRIDA. Freschi di nuovo album e di contratto discografico con Century Media, i quattro di Albacete suonano un Thrash old school assolutamente devastante e il fatto di cantare in inglese potrebbe aiutarli ad uscire alla grande dai confini nazionali. Dopo una breve intro, Guillermo voce e chitarra, esplode con il dilaniante urlo che introduce Blast Off seguita dalla potente e cadenzata Free Your Soul per tornare a tutta manetta con Of Men and Tyrants. Sotto il palco si poga e si suda mica da ridere. C’è spazio anche per Versus The World, dal primo album, per chiudere alla grande con Thrash Attack. Un gruppo davvero grande che ogni amante del buon Thrash dovrebbe conoscere. Con i SOBREDOSIS si solleva leggermente il piede dall’acceleratore per tornare sua sonorità più classiche. Come molti gruppi che partecipano al Festival, le loro origini risalgono ai primi anni ’80. Nei cinquanta minuti a loro disposizione non possono naturalmente mancare pezzi storici come Dinosaurio, Caliente como un Volcan Dinero e Mujeres y Rock. Nel frattempo le nuvolette di cui sopra si moltiplicano. Sempre dagli anni ’80 proviene Josè Antonio MANZANO, grande Rocker che per attitudine e somiglianza fisica potrei affettuosamente definire il David Coverdale de noantri. Ha tuttora una gran bella voce, calda e pulita e suona un Hard Rock alla Whitesnake, per restare in tema, molto accattivante. Vive in Svizzera ed essendo sposato con un’italiana, parla la nostra lingua alla perfezione, così come il chitarrista solista Angelo Schilirò che italiano lo è per davvero. Tocca ora ad un altro ex Saratoga. Si tratta di LEO con i suoi 037 (che sarebbe LEO al contrario…). Voce strepitosa che spazia da tonalita’ medie a tonalita’ altissime, raggiungendo acuti inarrivabili senza apparenti sforzi. Tra tutti i gruppi che hanno suonato fin’ora è sicuramente il più “moderno” e per questo forse non è il preferito da un pubblico prevalentemente tradizionalista. Con i PANZER si torna invece alla tradizione più pura. Si formano nel 1981 e sono stati sicuramente uno dei principali gruppi di reiferimento per tutto il movimento metallico spagnolo. Nonostante il tempo che passa, il carisma di Carlos Pina, voce e leader del gruppo sin dagli esordi, rimane intatto. La formazione e’ quasi per intero quella originale, con l’aggiunta del giovane e onnipresente Cachorro, buon chitarrista e bravo showman. L’atmosfera e’ molto calda specie quando vengono proposti i cavalli di battaglia quali, Escapa, Toca Madera, Junto a Ti. Purtroppo pero’, quelle che in mattinata sembravano solo simpatiche nuvolette, si addensano e si scontrano fino ad esplodere in un violento acquazzone.

Toccherebbe ai KORPIKLAANI, ma l’acqua incessante e i due palchi (scoperti) ormai completamente fradici, lasciano intendere che per oggi sarà difficile proseguire con la musica. Probabilmente avvezzi a questo tipo di clima e per nulla intimoriti dal calo di temperatura, i folk metallers finlandesi inscenano un simpatico siparietto presentandosi seminudi sul palco con solo un paio di mutande a nascondere gli attributi e cazzeggiando con i pochi intrepidi rimasti sotto il palco ad acclamarli. La pioggia prosegue per almeno un’ora e, come tristemente previsto, per oggi i concerti di LUJURIA, LIZZY BORDEN, WARCRY,OBUS e MURO saltano.

Sabato 14 agosto 2010

Sabato mattina splende il sole e la situazione, grazie alla veramente notevole efficienza dell’organizzazione, torna alla normalita’. Nella notte Marco, l’organizzatore, riesce ad accordardsi con managers e bands e, con alcune modifiche sulla tabella di marcia, recupera gruppi come Lujuria, Warcry e Obus fondamentali per la perfetta riuscita del Festival. Sono i LUJURIA a inaugurare la giornata. Il gruppo, che due anni fà ha partecipato allo Sweden Rock Festival ed è da poco reduce dello sloveno Metal Camp, è compatto e affiatatissimo.

L’istrionico Oscar, voce e anima del gruppo, si arrampica sui tralicci delle luci, stringe mani, si lancia nel pubblico raccogliendo ovazioni. Un’ora circa dura lo show che si conclude con l’immancabile inno Corazon de Heavy Metal. I giovani UZZHUAIA sono una bellissima sorpresa. Stanno sul palco come fossero veterani e riescono a coinvolgere il pubblico con una carica impressionante. Sono un po’ un incrocio tra Backyard Babies e Hardcore Superstars con canzoni davvero buone. Se cantassero in inglese credo che potrebbero fare parecchia strada. Pezzi come Baja California, Desde Septiembre o Blanco y Negro, gia fenomenali in studio, dal vivo hanno una resa e un tiro inimmaginabile. Cosa che non guasta, oltre a essere bravi sono pure simpatici e umili. Il testimone passa agli ATLAS, gruppo di Hard Rock classico formato dai fratelli Manolo e Angel Arias che, nel corso degli anni, hanno suonato praticamente con tutti i gruppi Rock spagnoli. Alla batteria, un altro veterano Josè Martos, gia con i Baron Rojo. Unico “giovine” il trentatreene Ignacio Prieto, buon cantante e ottimo frontman. Di nuovo, largo ai giovani: da Albacete i thrasher CENTINELA. A differenza degli Angelus Apatrida, cantano in spagnolo ma come loro, hanno una potenza devastante. Josè Cano alla voce, nonostante la notevole stazza, si muove con disinvoltura sul palco; ha una voce impressionante che in alcuni acuti ricorda quella del miglior Halford. Aprono con Mas Fuerte, dall’ultimo album Teoria de la Fidelidad per proseguire con la tripletta Panico, El desterrado e La Herida dall’altrettanto valido album del 2006, Panico. C’e’ tempo anche per la cover di Maldito sea tu Nombre degli Angeles del Infierno che Josè rende alla grande grazie alla sua voce acutissima e tagliente. Rock urbano quello che invece propongono i BADANA capitanati dal folletto Luis Miguel Rico alla voce e chitarra. Suonano un Rock un po’ troppo datato per i miei gusti e il fatto di suonare subito dopo i thrasher Centinela, non li aiuta proprio. Ne approfitto quindi per un altro giro di birra. Tutt’altra cosa i SAUROM, i Blind Guardian del Mediterraneo. Il genere, le tematiche e anche la voce del cantante stesso ricordano molto il gruppo di Krefeld benchè non si tratti per nulla un’anonima copia. Meno orchestrali e piu’ diretti dei maestri ispiratori, partono alla grande con la movimentata e folkeggiante La Taberna seguita dalle altrettanto ispirate Irae dei e Stabat Madre Dolorosa dall’ultimo cd. Hanno un buon seguito in Spagna e il pubblico dimostra di apprezzare parecchio l’esibizione. La Musa y el Espiritu, uno dei loro cavalli di battaglia conclude un concerto particolarmente riuscito, sicuramente tra i migliori della giornata. Cinquanta minuti a disposizione anche per i LEIZE, gruppo Rock storico formatosi nei primi anni 80. Ex ragazzini terribili hanno ora l’aspetto di educati signori che non mancano comunque di grinta ed energia. Credo però che i Leize, così come i Badana siano molto legati al periodo, al contesto geografico e alla cultura locale e, per un rocker non originario della penisola Iberica sia difficile riuscire ad apprezzarli appieno. Identico discorso per i TOPO il cui album di debutto risale addirittura al 1978. insieme agli Asfalto in Spagna sono considerati alla stregua della PFM quì da noi. Per le motivazioni appena espresse, non riescono però ad appassionarmi. Si può finalmente tornare a fare sano headbanging con gli EASY RIDER gruppo di Madrid ma con alla voce il biondo statunitense Ron Finn. Buon gruppo, molto professionale e con alle spalle un discreto successo per lo meno in patria. Heavy Metal classico e diretto, assolutamente no frills con una base ritmica rocciosa. Lord of the Storm, Stranger e Babylon the Great, tra i pezzi che scaldano maggiormante l’audience. Ottimo antipasto per i mitici TYGERS OF PAN TANG unici stranieri rimasti dopo la defezione volontaria dei Picture e involontaria dei Korpiklaani. Stranieri ma con alla voce il bravissimo Jacopo Meille, fiorentino verace con voce e carisma da vendere. La Band e’ esperta e smaliziata e Robb Weir, chitarrista della formazione originale, nonostante la chioma completamente canuta, non risparmia energie. Dall’ultimo album Animal Instict del 2008 suonano solo Live for the Day concentrandosi sulle memorabili perle del passato come Hellbound, Suzie Smiled, Don’t touch me There, Slave to Freedom...Che pezzi, che potenza! La chiusura, da pogo sfrenato, e’ affidata a Gangland. Il compito di mantenere l’atmosfera caldissima spetta agli asturiani WARCRY. Fortunatamente, grazie anche ad un nutritissimo seguito in Spagna, vengono recuperati dalla sera precedente. L’esibizione, come per tutti i gruppi di oggi è leggermente ridotta ma ugualmente efficace. Il loro power metal, veloce e melodico e’ davvero convincente come dimostrano l’attenzione e l’entusiasmo del pubblico sempre più numeroso. Il paffuto Victor Garcia alla voce, non sará agilissimo sul palco ma il suo carisma e la sua voce, roca e calda, ipnotizzano per tutto l’arco del concerto. Cominciano a calare le tenebre quando Nico del Hierro, bassista e unico mebro rimasto della formazione originale dei SARATOGA caricano frontalmente sulle note di No sufrirè jamas por tì, dall’ultimo album Secretos y Revelaciones. Sempre dall’ultimo fenomenale album è tratta El Planeta se Apaga, pezzo piu’ cadenzato dove Tete Novoa dà il meglio di sè con la sua potentissima voce. Il sempre agitatissimo Nico al basso, insieme a Tete e al virtuoso chitarrista Tony Hernando, dal vivo offre sempre uno spettacolo assolutamente coinvolgente che, supportato da ottime canzoni, non esiterei a definire il migliore della giornata. Degno di nota anche Andy C. alla batteria (ex Dark Moor), preciso, sicuro e potente. Immancabili al Festival Leyendas del Rock LOS SUAVES, gruppo di Hard Rock capitanato dal bianco crinuto Yosi, personaggio pieno di eccessi ma profondamente poetico. Anche la loro esibizione risulterà lievemente accorciata ma calda e molto intensa. Abituati a vederlo spesso ciondolante e un pò impastato, Yosi sembra più informa e lucido del solito e la sua voce dalla timbrica molto simile a quella di Lemmy (suppongo per i medesimi eccessi…) catalizza il suo pubblico assolutamente omogeneo. Il repertorio della band è vastissimo e nonostante il set ridotto accanto alle immancabili Dolores, Mi casa, No puedo Dejar el Rock riescono a trovare spazio anche canzioni dell’ultimo (tra l’altro splendido) cd, Adios, Esa Noche te perdì, Cuando los sueños se van. Emozionante l’aggettivo che credo più calzante alla loro esibizione. A mezzanotte e dieci è la volta delle leggende del Metallo spagnolo. Anche chi non conosce nulla della scena iberica probabilmente avrà sentito parlare almeno una volta dei BARON ROJO. Questa sera, in tema di reunion, suonano nella mitica formazione originale: i fratelli Carlos e Armando De Castro voci e chitarre, Sherpa, basso e voce nonchè autore dei pezzi forse piu rappresentativi del Barone Rosso negli anni 80 e Hermes Calabria alla batteria. Grande ovazione sulle note di apertura dell’omonima Baron Rojo la cui intro ricorda non poco Thunderstruck degli ACDC (ma precdente di una decina d’anni). Dal vivo sono molto bravi e assolutamente professionali anche se non particolarmente mobili. Con il suo ghigno vagamente caricaturale, Armando è senza dubbio il più vispo del trio della prima linea. Carlos tesse riff e canta nel suo angolino mentre Sherpa accompagna e canta inni indimenticabili come Hijos de Cain, Con Botas Sucias, Campos de Concentracion….Peccato solo che tra i due fratelli e Sherpa il clima non sembri particolarmente rilassato o per lo meno non sembra ci sia grande feeling nonostante ognuno svolga diligentemente il proprio compito. Bizzarra poi la scelta di non suonare Resistirè, cavallo di battaglia dei Baron Rojo così come del repertorio solista di Sherpa. Confesso di essere rimasto piuttosto deluso: concerto discreto dal punto di vista formale ma piuttosto freddo da quello emotivo. Siamo quasi in chiusura ma mancano ancora all’appello gli eterni “rivali” del Barone Rosso, gli OBUS. Anche loro hanno una lunghissima storia e un grandissimo seguito in patria. il cuore della formazione originale e’ integro: il simpatico e provocatorio Fortu alla voce e l’ottimo Francisco Laguna alla chitarra, nonostante abbiamo superato non da poco la cinquantina, riescono ancora a trascinare e a coinvolgere fans della nuova e vecchia guardia. Fuochi pirotecnici fanno da sfondo a Corre Mamon in apertura dello show. Benchè in studio l’ultimo album non mi aveva esaltato, dal vivo i pezzi rendono alla grande grazie anche alla potente,precisa e terremotante base ritmica. Come dicevo non sono più proprio degli sbarbatelli ma hanno un’eneregia e una presenza scenica assolutamente unica e travolgente. El es Rock n Roll e’ un altro anthem cantato in coro da tutti i sudatissimi presenti e accompagnato dalla mimica sempre esagerata di Fortu cosi’ come Te Visitarà la muerte pezzo che risale all’85. C’e’ tempo anche per un duetto con Oscar dei Lujuria sulle note di Vamos muy Bien prima di chiudere con la leggendaria Va a estallar el obus. Sono le due emmezza e non ce la si fà più; non possiamo però non toglierci lo sfizio di vedere almeno una decina di minuti di Carlos Molina, leader e flautista degli Ñu, accompagnato da una carina e un pò schizzata violinista tale Judith Mateo.

Due pezzi sono più che sufficienti; Sandro ed il sottoscritto quindi, cotti come pere cotte si ricompongono e si avviano alla potente micra presa a noleggio in direzione letto. Come prevedevo le impressioni sono assolutamente positiva sotto tutti gli aspetti, organizzazione, pubblico, qualita’ dei gruppi….solo la pioggia di venerdì ha provato a rovinare la festa ma non c’è proprio riuscita. Il solito immenso grazie a Marcos Rubio, grande organizzatore e grande saggio che anche nei momenti peggiori non smette di sfoggiare il migliore dei suoi sorrisi.


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