AVANTASIA - Alcatraz Milano 22/3/2016

La perfezione, né più né meno. Tre ore di passione, sentimento, tecnica, divertimento, melodia e chi più ne ha più ne metta. La definizione di “Metal Opera” che il progetto Avantasia si è tributato sin dagli inizi risulta più che mai appropriata visto che, più che a un concerto, sembra di assistere ad un maestoso musical o ad un’opera teatrale con continui cambi di scena e alternarsi di personaggi. Non ci sono comparse ma un gran numero di protagonisti che, ovviamente diretti da quel genio diTobias Sammet, si danno il cambio e interagiscono sul palco. Sammet tra l’altro ha sufficiente intelligenza e buon gusto da sparire di tanto in tanto dalla scena, non solo per riposare l’ugola ma anche per lasciare spazio e valorizzare ogni singolo ospite. Come prevedevo l’Alcatraz è strapieno e la partecipazione del pubblico totale e calorosissima come non vedevo da tempo.

Musicalmente parlando la serata si incentra principalmente sul nuovissimo “Ghostlights” che viene suonato quasi per intero. Necessariamente qualche pezzo deve rimanere fuori dato che, nonostante le tre ore di show, i classici del gruppo sono davvero troppi e sarebbe impensabile escludere inni risalenti ai primi album quali “Avantasia”, “Reach Out For The Light”, “Farewell”… Suoni perfetti, buone luci (finalmente) e una scenografia molto curata con muri in pietra, scalinate, archi che danno la possibilità a tutti di muoversi comodamente. L’unico che per ovvie ragioni non ha una grande libertà di azione è Felix Bohnke, soildissimo batterista di Avantasia ed Edguy: seduto dietro al suo strumento (tra l’altro pure influenzato), rapido, preciso e in perpetuo movimento come un treno in corsa. Alla sinistra di Toby è piazzato Oliver Hartmann, buon chitarrista e pure ottimo cantante (canterà in “The Watchmakers Dream” e “The Wicked Symphony”) mentre alla sua destra è posizionato Sascha Paeth, chitarrista e quotatissimo produttore, non tanto spettacolare quanto fondamentale per l’economia del gruppo. Amanda Somerville e Herbie Langhans sono “seconde voci” di gran lusso ed entrambi durante la serata hanno il loro momento di gloria (canteranno rispettivamente “Lost in Space” e “”Draconian Love”). Cosa dire poi di Kiske che non sia già stato detto? Una meraviglia di voce sempre acuta e sottile un po’ in contrasto con la sua discreta mole attuale. Grandiosa pure la prestazione di Jorn il vichingo, con la sua voce calda e le sue molteplici espressioni che spaziano dal trucido al simpatico cazzaro. Bravo pure il sanguigno Pretty Maids Ronnie Atkins ormai ospite fisso di Avantasia così come magistrale la prestazione di due mostri sacri del calibro di Bob Catley, elegante sotto tutti gli aspetti e di Eric Martin che interpreta ogni brano con una voce ed un feeling da pelle d’oca. Come nel precedente tour il gran finale è lasciato al medley “Sign Of The Cross/The Seven Angels”: tutti insieme sul palco per concludere uno spettacolo assolutamente perfetto e memorabile. Tobias Sammet è un genio, (oltre ad essere un ottimo cantante e showman) e Avantasia una delle migliori realtà dell’attuale panorama metal. Dubito che in questo 2016 riuscirò ad assistere a qualcosa di meglio.

Pubblicato sul sito HEAVYMETALWEBZINE


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