Leyendas del Rock 2008

LEYENDAS DEL ROCK III - PUERTO DE MAZARRÓN 21, 22, 23 AUG 2008

Partenza da Orio al Serio mercoledi’ 20 agosto ore 14.40. Membri della spedizione, i soliti tre dell’anno scorso: l’intrepida (e molto paziente) Daniela, il valoroso e pluridecorato Sandro ed io . La prima sera ci fermiamo a Orihuela, cittadina a un centinaio di chilometri da dove si terra’ il concerto; l’intenzione e’ quella di strafogarsi con la mitica paella mixta e gli champiñones a la plancha di “Pepe” ma, ahinoi, il ristorante e’ chiuso per ferie. Riusciamo comunque a trovare un posto dove mangiare piu’ che decorosamente e a bere piu’ che abbondantemente (mettendo a dura prova la pazienza di Daniela…) Giovedi’ 21 agosto si riparte con destinazione Puerto de Mazarron. Lasciamo i bagagli in albergo e alle 18 e 30 si comincia. L’inizio e’ dei piu’ classici: non risultiamo nella lista degli accrediti. Tutto risolto comunque in pochi minuti quando, dopo un po’ di tira e molla, riusciamo a contattare Marcos Rubio (personaggio mitico nonche’ organizzatore del Festival) che ci fornisce gli agognati pass all-areas! E’ il secondo Leyendas del Rock a cui partecipo e l’emozione e la voglia di vedere dal vivo gruppi che dall’Italia non sono mai passati e difficilmente passeranno e’ sempre grande. Quarantuno i gruppi che si sono alternati sul palco durante la 3 giorni di Puerto de Mazarron (provincia di Murcia, sud della Spagna). L’apertura della prima serata (gratuita) e’ affidata a giovani gruppi locali ai quali, devo confessare, non ho prestato la dovuta attenzione in quanto “occupatissimo” tra il bancone beveraggi (5 euro la birra da ½ litro) e le bancarelle di cd e abbigliamento metallico. Riescono comunque a colpirmi i Cobretti (buon Hard Rock) e i simpatici e casinari Angora. Dopo i Mescaleros, gruppo di Barcellona che propone cover dei grandi gruppi storici e’ la volta dei Badana, gruppo in giro dai primi anni 80 che propone un sano Hard Rock; “Parecian Tontas” il pezzo che mi ha colpito maggiormente. Il gruppo piu’ atteso, che come l’anno scorso all’una di notte chiude le danze sono i Medina Azahara. Propongono un Hard Rock intriso di suoni e atmosfere arabeggianti davvero particolare e coinvolgente. Il seguito che hanno in Spagna e’ notevole e lo dimostra il fatto che alle 3 di mattina, quando finiscono di suonare, il pubblico sia ancora numerosissimo. Oltre alla particolarissima voce di Manuel Martinez, da sottolineare il virtuosismo del chitarrista Paco Ventura e del bassista Pepe Bao che si lanciano in assoli sicuramemente spettacolari ma forse un po’ indigesti vista l’ora tarda… Tantissime le canzoni cantate insieme al pubblico tra cui ricordo “Paseando Por La Mezquita”, “Cordoba”, “Una noche de amor desesperada,” “Necesito Respirar”. Bon, sono le tre passate, si puo’ andare a dormire assolutamente soddisfatti.

Venerdi’ mattina sveglia alle 11, cafe’ solo con napolitana (una specie di fagottino ripieno al cioccolato). Daniela puo’ finalmente liberarsi di noi accompagnandoci al “recinto” e si impossessa della piscina dell’albergo. Sono le 14.00 e mentre parte la prima mini-cerveza della giornata (si chiama mini ma e’ una tanica da mezzolitro) iniziano a suonare gli Sphinx, quintetto di Cadice con grinta e potenza da vendere. Fanno un Metal classico, tirato, con buone melodie e ottima tecnica. In Spagna il loro ultimo album “Renacer” ha ottenuto un ottimo riscontro. Seguono gli Harakiri, progetto del chitarrista Miguel Angel Lopez “Cachorro”, virtuoso chitarrista che per le sue numerose collaborazioni, vedremo esibirsi piu’ volte sul palco nell’arco del Festival. E’ la volta degli Atlas, gruppo di veterani formatosi recentemente in seguito all’abbandono dei Baron Rojo da parte di Angel Arias (basso) e Jose Martos (batteria). Il gruppo si completa con il fratello d Angel, Manolo Arias gia’ Ñu, Muro, Bella Bestia e il cantante Ignacio Prieto. Buon Hard Rock cosi’ come quello proposto dai Beethoven R., gruppo che dal vivo trova la sua vera dimensione. Il primo “straniero” del festival e’ Jorn, accompagnato in questa occasione alla chitarra dal chitarrista di UDO, Igor Gianola. Amo la sua voce e la sua musica e nonostante alcuni si siano lamentati dei suoni e di qualche sua imperfezione, ho trovato il concerto assolutamente entusiasmante (nota tricolore: al basso c’era Nic Angileri dei torinesi The Art of Zapping). Alle sei meno dieci salgono sul palco i Muro, indubbiamente uno dei miei gruppi spagnoli preferiti. I Muro, gruppo nato negli anni 80 ed oggi “ufficialmente” sciolto, si riuniscono di tanto in tanto per celebrare occasioni particolari come, in questo caso, il venticinquesimo anniversario dell’uscita del loro primo album. Silver (al secolo Silverio Solorzano) leader e cantante del gruppo (attualmente con i Silver Fist) e’ un personaggio di una genuinita’ disarmante. E’ un vero Metal-fan, vive e si sbatte per la musica da una vita ed e’ sempre affabile e disponibilissimo con tutti (meglio ancora se gli si passa una birretta ;). Lo spettacolo e’ trascinante con Silver e il bassista Julito che fanno sano headbanging senza sosta. Grande concerto e grande partecipazione del pubblico scatenato con pezzi come “Acero y sangre”, “Mirada asesina” o “Traidor”. A fine concerto anche Silver, come la maggiorparte degli artisti presenti, non dimentica di celebrare le oltre 150 vittime del disastro aereo avvenuto nell’aeroporto di Madrid il mercoledi’ precedente. Promossi a pieni voti. Con Valentín Del Moral detto “El Chino” ex cantante dei Banzai (gruppo spagnolo degli anni 80) ritroviamo, alla chitarra, Miguel Angel Lopez “Cachorro”. Delle canzoni suonate ricordo solo “Voy A tu Ciudad” ma devo dire che, forse anche per la voce non troppo brillante del Chino, il concerto non mi ha dato grandi emozioni. Diverso il discorso per quanto riguarda i Saratoga. Il gruppo si presenta in forma smagliante. L’unico membro rimasto della formazione originale e’ il bassista Niko del Hierro, plastico nelle pose e in continuo movimento insieme al giovane cantante Tete Novoa dalla voce potentissima e dall’attitudine tamarra quanto basta. Aprono il concerto con “El Vuelo del Halcon” e a raffica propongono il loro metal veloce e tagliente che riesce ad appassionare in egual modo sia metallari piu’ anzianotti che le nuove leve. Bravissimi, sia per il feeling e il grande impatto che per la tecnica di tutti e 4 i musicisti.

Comincia a scendere la sera ed arriva il turno del barone rosso! I Baron Rojo in Spagna sono un’istituzione. Uno dei primi e dei pochi gruppi non anglosassoni che negli anni 80 e’ riuscito a suonare (olltre che ad incidere un album negli studi di Ian Gillan) in Inghilterra. Della formazione originale rimangono i fratelli Carlos e Armando De Castro entrambi chitarra e voce. Li ho visti anche l’anno scorso ma l’emozione e’ sempre grande. Sono il primo gruppo spagnolo che ho conosciuto e amato e sentrili suonare pezzi come “Baron Rojo” (in apertura), “Los rockeros van al infierno”, “Concierto para Ellos” o “Resistire” mi mette tuttora i brividi. I Los Suaves fanno il solito buon concerto con il solito Yosi alla voce (voce alla Lemmy e folta chioma canuta) ubriaco e instabile come al solito. Verso la fine del concerto cerca di fare stage diving ma viene prontamente bloccato dal suo “pipa” (roadie in spagnolo) personale che lo aiuta ad atterrare in maniera meno traumatica… Buona la prova dei Warcry alla cui voce troviamo Victor Garcia, primo cantante degli Avalanch. Show molto intenso e potente acclamato dai moltissimi fans del gruppo. A mezzanotte e cinquanta suonano gli Asfalto, gruppo Progressive in giro dalla fine degli anni 70. Devono essere sicuramente bravi, ma a quest’ora non ce la posso fare e mi abbatto al suolo in attesa dei prossimi due gruppi che non vorrei perdere. 02. 05 sale sul palco Jose’ Carlos Molina (voce e flauto) leader dei mitici Ñu. Accompagnato da Manolo Arias (Atlas) alla chitarra lo Ian Anderson iberico ha fatto un ottimo concerto proponendo pezzi classici del proprio repertorio come “mas duro que nunca” o “el flautista”. Alle 3 e 20 tocca a un’altra leggenda almeno per quanto riguarda la musica rock spagnola: Jose Luis Campuzano in arte Sherpa. Fino al 1988 e’ stato voce e basso nonche’ principale compositore dei Baron Rojo. Poi le strade si sono divise e tra frecciatine e veleni vari hanno proseguito ognun per se’. Come solista ha composto due album, decisamente buoni, di cui propone alcuni brani. E’ naturale pero’ che proponga anche grandissimi pezzi composti ai tempi del baron Rojo come “El Malo” , Campo de concentracion”, Cancion para Ellos”, “Son como Hormigas”… Peccato solo per i vari problemi tecnici che lo hanno un po’ infastidito… Il concerto finisce alle 4 e 30 ma alle 4 in punto crollo e trascino il Buts verso l’albergo (l’indomani tra l’altro, l’inizio concerti e’ previsto prima…)

Sabato 23 agosto l’apertura cancelli e’ alle 12.00 e noi ci presentiamo puntuali per sentire il concerto di aperura dei Barbarian, power-trio che propone un buon Heavy/Thrash dalle solide radici ottantiane. Thrash classico e’ anche il genere proposto dai giovani e potentissimi Angelus Apatrida. Hanno all’attivo 2 album veramente ottimi e il fatto che cantino in inglese li potrebbe aiutare ad aprirsi uno spazio sul mercato internazionale. In Spagna sono molto considerati ed hanno un buon seguito, sicuramente meritato. Ottima la prova dal vivo: potenza, grinta e buona tecnica. Mr. Rock (ovvero Manuel Manrique, ex chitarra dei Sobredosis) sale sul palco alle 14.00 proponendo cover dei classici Hard Rock: Fool for your lovin’ dei Whitesnake diventa Loco por ti nunca mas cosi’ come Eye of the Tiger dei Survivor diventa Ojo del Tigre. A fine concerto, Tete Novoa, cantante dei Saratoga duetta con il cantante di Mr. Rock sulle note di Aliate. Originale e’ invece il repertorio degli Azrael che hanno nel cantante Miguel Carneiro un frontman il vero punto di forza; nonostante una vistosa fasciatura alla caviglia (tengo el pie’ jodido…afferma prima di iniziare) si sbatte come un dannato. Gruppo molto affiatato, e ottimi suoni che a mio avviso fanno del concerto degli Azarael uno dei meglio riusciti del Festival. Il primo gruppo straniero di oggi sono i canadesi 3 Inches of Blood. Non sono male ma non riescono a coinvolgermi piu’ di tanto e quindi, jarra di mini-cerveza fresca tra le mani, pascolo senza meta per il recinto e nel back stage dove, tra gli altri, vedo uno dei miei miti iberici, Alberto Rionda, chitarrista e compositore degli Avalanch. Lo saluto e mi complimento per il bellissimo ultimo disco (Muerte y Vida) e mi piazzo in prima fila per non perdermi l’inizio del concerto che si rivelera’ eccezionale. Ramon Lage, cantante del gruppo agita la chioma riccioluta come un ossesso. Secondo me ha una delle piu’ belle voci del panorama metallico spagnolo e non, ricca di toni e sfumarture. Scherza e cazzeggia con Alberto Rionda mentre propongono pezzi bellissimi come “Pies De Barro”, “Semilla de rencor”, “Alas de Cristal”, “Xana”, “Torquemada”, "Caminar Sobre El Agua"… Grandissimo gruppo, attualmente uno dei miei preferiti a livello mondiale. Dopo Avalanch un’altro gruppo che attendo con ansia, i Lujuria. Guidati alla voce da un personaggio mitico come Oscar “Lujuria” Sancho, suonano alcune canzoni tratte dal nuovissimo album (il cd esce in settembre ma per il Leyendas del Rock hanno prodotto 300 copie in vinile in anteprima esclusiva) come Cae la Mascara o Tigresas Blancas. Heavy Metal classico, ruvido ma con buone melodie ottime da “corear” durante il concerto. I testi sono spesso anticlericali, basati sul sesso (Tigresas Blancas, per dirne una, parla di una setta di sacerdotesse cinesi realmente esistente che cerca l’eterna giovinezza attraverso l’assunzione di liquido seminale maschile…) , e sulla liberta’ da qualunque forma di costrizione o dittatura tanto che nel mezzo del concerto non perde occasione per sventolare la bandiera del Tibet. I Lujuria sono amatissimi in Spagna e lo si nota dalla eccezionale risposta del pubblico. Chepas e Julito alle chitarre, Javier Gallardo al basso, Ricardo Minguez alle tastiere e Mikel alla batteria danno vita ad un ottimo show che, come immaginavo, non delude! Promossi anche a loro a pieni voti. Seguono i Leize, gruppo di Rock urbano dei primi anni 80 molto apprezzato dal pubblico un po’ piu’ stagionato. Pogo sfrenato quando alle 18 e 45 attaccano a suonare gli Exodus. Devastanti e precisi dimostrano di stare attraversando un periodo di ottima forma. Altro gruppo storico del panorama spagnolo sono i Sobredosis. Non piu’ proprio degli sbarbatelli, si muovono molto bene sul palco prponendo con grande energia classici come “Dinosaurio del Rock” y “Caliente Como Un Volcan” . Cominicia a fare buio quando salgono sul palco i Tokyo Blade, gruppo culto degli anni 80. Nei sessanta minuti a loto disposizione, propongono la maggior parte dei loro grandi classici come If Heaven Is Hell, Love Struck, Blackhearts and Jaded Spades, Lightning Strikes... Buona la prova di tutto il gruppo anche se della formazione originale troviamo solo il chitarrista Andy Boulton. Con i Panzer si torna nella storia del Metal spagnolo. Il gruppo capitanato dal cantante Carlos Pina e fonte di ispirazione per moltissime nuove leve spagnole vede alla chitarra l’onnipresente Miguel Angel Lopez “Cachorro”. Riesco a sentire solo un paio di pezzi perche’ sono ormai assalito da una irrefrenabile voglia di qualcosa di commestibile. Troviamo un posto non particolarmente pittoresco ma dove fanno un’ottima paella cui non lasciamo scampo. Rientriamo nel recinto verso la fine del concerto degli UFO (bravissimi ma li ho gia’ visti dal vivo piu’ e piu’ volte) giusto in tempo per sentire la classicissima Rock Bottom e qualche intermezzo di Vinnie Moore con tanto di citazioni di Carlos Santana (accenna se non sabglio Oye como va). Finalmente tocca agli Angeles del Infierno. Insieme ai Baron Rojo sono un’istituzione nel panorama metallico spagnolo. L’anno scorso non erano presenti al Leyendas del Rock (pare che siano piuttosto esosi…) ed era l’unico grande gruppo spagnolo che ancora mi mancava di vedere. Ormai e’ quasi mezzanotte quando Juan Gallardo e soci salgono sul palco. Devo dire che non sono rimasto totalmente soddisfatto della loro prova. Juan Gallardo nonostante gli anni di esperienza (sono in giro dalla fine degli anni 70!) non sembrava sempre completamente a suo agio. Ogni tanto aveva qualche problema al microfono e sembrava di vederlo un po’ spaesato; non e’ poi riuscito a coinvolgere piu’ di tanto il pubblico con il quale non ha mai intrattenuto “grandi conversazioni”. Impeccabile invece alla chitarra solista il fido chitarrista Robert Alvarez, insieme a Juan sin dagli inizi dell’avventura Angeles del Infierno. Tantissimi i classici suonati come 666, Maldito sea tu Nombre, il lentone Si tu no estas aquí, Fuera de la Ley, Pacto con el Diablo. Promossi direi ma non a pieni voti; mi piacerebbe rivedereli in una prossima occasione. Ciliegina sulla torta della serata, Sir Biff Byford ed i suoi Saxon. Amatissimi in Spagna, i Saxon si dimostrano sempre all’altezza della situazione, e nonostante la tarda ora (e’ ormai l’una di notte) il non piu’ imberbe Biff, dimostra di avere sempre un gran voce (e un gran fischio…) e una grandissima personalita’. Cosa dire poi delle canzoni: Princess of the Night, Strong Arm of the Law, Wheels of Steel, Motorcycle Man, Crusader, 747 Strangers in the Night...bisogna aggiungere altro?? Ci sarebbero ancora i Bloque, gruppo progressivo anni 70 e i Bella Bestia, Hard Rock ottantiano ma sono le due passate e le membra piu’ non tengono.....spero che l’anno prossimo, se dovessero suonare ancora, lo facciano ad un orario piu’ accessibile.

Come l’anno scorso il festival ha avuto un grandissimo successo. Circa 9000 presenze in ognuna delle tre giornate. La prima, gratuita, mentre il prezzo per l’abbonamento venerdi’ / sabato era di 50 euro! Una menzione ed un ringraziamento particolare all’organizzatore del Festival, Marcos Rubio , che nonostante i problemi tcnico/logistici (leggi anche mancata raccolta dei rifiuti che, in un Festival di 3 giorni non e’ cosa da poco) e l’ostruzionismo messo in atto nei confronti del Festival da parte del Consiglio comunale locale e’ risucito organizzare un evento memorabile.


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